LA LOMELLINA
“La Lomellina” è una piccola
parte della Pianura Padana, situata nella zona sud-occidentale della Lombardia.
Si tratta di un’area di circa 1250 Kmq, totalmente pianeggiante e
particolarmente fertile, interamente compresa nella provincia di Pavia; su tre
lati ha confini naturali che la delimitano in modo chiaro: il Sesia ad ovest,
il Po ad ovest e a sud ed il Ticino a sud, mentre a nord il confine è
rappresentato dalla cosiddetta “linea dei fontanili”.
Marca
di confine, terra di passaggio non più piemontese e non del tutto lombarda, la Lomellina prende il nome
da Lomello (Laumellum), già “mansio” (stazione di fermata intermedia) romana e
con l’arrivo dei Longobardi in Italia (569) sede di un “graf” (conte) e
capoluogo amministrativo della regione.
Questa
“fetta” di terra è divisa in tre parti dai torrenti Agogna e Terdoppio: la zona
occidentale è compresa tra il fiume Sesia ed il torrente Agogna, quella
centrale tra i torrenti Agogna e Terdoppio e quella orientale tra il torrente
Terdoppio ed il fiume Ticino. In epoca romana queste tre zone erano denominate
rispettivamente “Cottura”, “Alliana” e “Siccomaro”.
Dal
punto di vista geomorfologico, la
Lomellina risale all’era quaternaria, al tempo delle ultime
alluvioni del Po; a tali sommovimenti veniva fatto risalire il fenomeno delle
risorgive, che lo storico cinquecentesco Bernardo Sacco considerava
manifestazione misteriosa e così descriveva: “…sul dorso della Lomellina si
manifesta talvolta (mirabile a vedersi) una grande inondazione di acque, non
solo a causa di eccesso di piogge, ma anche per scaturigine di acque….”. I
primi sicuri insediamenti umani in Lomellina risalgono all’Età del Bronzo; dopo
l’abbandono di molti insediamenti, il risveglio abitativo della zona avviene
verso il VI sec. a.C. a seguito di un’infiltrazione da nord e da ovest di
popolazioni celto-liguri, i cui principali rappresentanti erano i Levi. Il nome
“Lomello” ha origine proprio da questo popolo e successivamente quando, durante
la dominazione dei Romani, Lomello diviene il centro più importante della zona,
il nome viene esteso all’intero territorio. Questo territorio, caratterizzato
dai lunghi filari dei pioppi che delimitano le estensioni dei campi, nel
passato era coltivato a mais, frumento e foraggio; una particolarità era
costituita dalla presenza di vigneti e di gelsi, disposti in filari
opportunamente separati e dalla presenza di grandi foreste di querce, che si
prestavano alla caccia come in nessuna regione d’Europa. L’ambiente ha subito
l’intervento dell’uomo che lo ha trasformato ed organizzato pazientemente nel
tempo per renderlo fertile ed adatto alle colture; dall’attività dei monaci del
Medioevo che hanno iniziato la bonifica di questa zona per secoli paludosa
introducendo le marcite, alla colonizzazione feudale del ‘200, alle grandi
riforme agricole introdotte dagli Sforza, che hanno sperimentato la
coltivazione del riso. E in una terra solcata da una fitta rete di canali e
rogge, realizzati sapientemente negli anni ed utilizzati per l’irrigazione dei
campi ed il drenaggio delle acque eccedenti,
nella seconda metà dell’Ottocento, il riso si afferma come monocoltura.
E’ in questo contesto territoriale che si determina la forma tipica di
insediamento della campagna lomellina con il riutilizzo ed il potenziamento dei
mulini e la rinascita e la costruzione delle cascine “a corte chiusa”. La Lomellina si trasforma
così da “patria naturale, a patria artificiale” e nel corso del Novecento
diventa la “pianura del riso”; gli artefici di questo “boom” produttivo sono i
braccianti, i salariati, gli avventizi e le mondine. Quella delle mondine è
stata giustamente definita una ”epopea” di migliaia di donne provenienti da
tutta Italia, che sotto il sole, curve, con piedi e mani immersi nell’acqua,
procedevano nelle risaie in lunghe file, scandendo con canti il lavoro di monda
e trapianto. Nonostante il passaggio del tempo ed il proliferarsi di alcune
industrie, i molteplici aspetti del paesaggio lomellino possono essere gustati
ancora oggi e per farlo si può scegliere qualsiasi stagione dell’anno; i
caratteri rurali possono essere evidenziati da un sereno autunno come da un
quieto inverno, mentre quelli naturalistici sono senz’altro accentuati da una
rigogliosa primavera o da un’esuberante estate. Ma la campagna sotto la neve non
è meno affascinante, come non lo è una torre colombaia che si staglia contro il
rosso fuoco di un tramonto estivo. Inoltre, durante tutto l’anno è possibile
partecipare ad innumerevoli sagre e feste popolari, spesso di antica
tradizione, che uniscono aspetti religiosi ad altri gastronomici e ricreativi.
Vigevano
è il capoluogo economico e geografico della regione, pur essendo questa una
definizione inesatta dal punto di vista storico, in quanto la città è legata a
Milano fin dalle sue origini; ma la Lomellina è un mosaico di comuni (piccoli paesi e cittadine) che, al
contrario di quanto si creda, sono ricchi di testimonianze di ogni epoca e
custodiscono e riflettono una loro propria identità. Le distanze minime tra i
paesi, le strade larghe e poco battute, savie e discrete consentono scoperte
improvvise e non preventivate, deviazioni e sconfinamenti; ripropongono il
gusto dell’improvviso ed il piacere della ricerca.
Castelli,pievi,
oratori sacri, mulini, ambienti naturali, sono "tesori" che questa
terra conserva con gelosia e quasi con pudore in un "forziere" che
chiede di essere aperto con la disponibilità a trasformare una
giornata in lomellina in una sorta di viaggio sentimentale.